Rahul è indiano e da sei mesi lavora come informatico in un'azienda di Lucca. A febbraio i colleghi gli hanno detto: «Domenica vieni con noi al Carnevale di Viareggio. È uno dei carnevali più famosi d'Italia.»
Rahul non sapeva bene che cosa aspettarsi. In India conosceva Holi, la festa dei colori, ma il carnevale italiano era una cosa nuova. La collega Giada gli ha prestato una parrucca verde e un naso rosso da clown. «Al carnevale tutti si mascherano, anche gli adulti!»
A Viareggio, sul lungomare, c'era una folla enorme. Poi sono arrivati i carri: enormi costruzioni di cartapesta, alte come palazzi di sei piani. Erano pupazzi giganti che muovevano gli occhi, le braccia e la bocca. Molti prendevano in giro i politici e le persone famose. Rahul non capiva tutte le battute, ma i colleghi gli spiegavano ridendo.
Intorno ai carri la gente ballava, lanciava coriandoli e stelle filanti. I bambini erano vestiti da supereroi e principesse. Alla fine Rahul aveva coriandoli dappertutto, anche nelle scarpe.
La sera hanno mangiato le frittelle e i cenci, i dolci tipici del carnevale toscano. «Allora, ti è piaciuto?» ha chiesto Giada. «Moltissimo», ha detto Rahul. «L'anno prossimo voglio un costume vero.»