Mi chiamo Ana, sono brasiliana e vivo a Bari da otto mesi. Studio l'italiano in una scuola di lingue, ma il mio vero insegnante, devo ammetterlo, è una serie televisiva.
Tutto è cominciato a dicembre. Ero a letto con l'influenza e mi annoiavo. Una compagna di corso mi ha consigliato una serie italiana su una famiglia che ha un ristorante a Napoli. Ho cominciato a guardarla con i sottotitoli in portoghese. Dopo tre episodi non potevo più smettere.
Dopo la prima stagione ho fatto un passo importante: ho cambiato i sottotitoli in italiano. All'inizio era faticoso. I personaggi parlavano velocissimo e a volte in dialetto. Mettevo spesso in pausa, scrivevo le parole nuove in un quaderno e le cercavo sul dizionario.
Poco a poco ho cominciato a capire senza fermarmi. Ho imparato tante espressioni di tutti i giorni, come «Ma dai!», «Che figura!» e «Lascia stare». Ho capito anche come parlano gli italiani quando litigano, quando sono felici e quando si prendono in giro.
Il mese scorso, al mercato, ho detto a un venditore: «Ma dai, è troppo caro!» Lui ha riso e mi ha fatto lo sconto. Penso che la serie sia stata più utile di molti libri.