A settembre, nell'ufficio di Claudia a Torino, è arrivato un nuovo collega: Kenji, un ingegnere giapponese di trentadue anni. L'azienda produce componenti per le automobili e Kenji doveva lavorare due anni nel reparto progettazione.
Il primo giorno il capo ha chiesto a Claudia di aiutarlo. Lei gli ha mostrato la sua scrivania, la macchinetta del caffè e la mensa. Kenji parlava bene l'inglese e studiava l'italiano da un anno, ma era molto timido.
La prima settimana ci sono stati alcuni piccoli malintesi. Alle dieci e mezza tutti andavano alla macchinetta a prendere il caffè e chiacchieravano un quarto d'ora. Kenji restava alla scrivania: pensava che fosse una pausa non permessa. A pranzo si è stupito che i colleghi mangiassero primo e secondo in un'ora intera. «In Giappone mangiavo in dieci minuti», ha raccontato.
Claudia gli ha spiegato che la pausa caffè è importante: è il momento in cui si parla, si fanno amicizie e a volte si risolvono anche problemi di lavoro.
Dopo un mese Kenji era il primo ad arrivare alla macchinetta. A Natale ha portato in ufficio dei dolci giapponesi per tutti. E ora prende il caffè ristretto, come un vero torinese.