Quando Irina è arrivata a Padova dalla Moldavia per studiare medicina, ha notato subito una cosa: tutti andavano in bicicletta. Studenti, professori, nonne con la spesa, signori in giacca e cravatta. Le strade del centro erano strette e piene di biciclette, e trovare un parcheggio per la macchina era impossibile.
Per un mese Irina è andata all'università a piedi: quaranta minuti ogni mattina. Poi ha deciso di comprare una bici. Una compagna le ha dato un consiglio importante: «Non comprarne una troppo bella. A Padova le biciclette rubano facilmente.»
Irina è andata in una ciclofficina, un laboratorio dove dei volontari riparano vecchie biciclette e le vendono a poco prezzo. Il ragazzo che l'ha aiutata si chiamava Matteo. Le ha mostrato una bici olandese nera, vecchia ma solida, con il cestino davanti e le luci nuove. Costava sessanta euro.
Matteo le ha regolato il sellino e le ha insegnato a cambiare la camera d'aria. «Così, se fori, non devi pagare nessuno.» Le ha anche consigliato due lucchetti diversi.
Ora Irina va all'università in dieci minuti. La sera, a volte, torna alla ciclofficina per imparare a riparare le bici. E per vedere Matteo.