Maricel è filippina e lavora come badante a Milano da sei anni. Si prende cura di una signora anziana, la signora Pia, che ormai considera la sua seconda famiglia. Ogni due anni deve rinnovare il permesso di soggiorno. È sempre un'avventura.
Quest'anno ha cominciato tre mesi prima della scadenza, come le aveva consigliato un'amica. Prima è andata in un patronato, un ufficio che aiuta gratis i lavoratori con i documenti. Un impiegato l'ha aiutata a compilare i moduli: c'erano tante pagine e molte parole difficili.
Poi è andata all'ufficio postale con il «kit»: una grande busta con i moduli, la fotocopia del passaporto, il contratto di lavoro e le buste paga. Ha pagato circa centotrenta euro tra tasse e marca da bollo. L'impiegato delle poste le ha dato una ricevuta. «La conservi bene. Con questa può lavorare e viaggiare in Italia fino al nuovo permesso.»
Dopo due mesi è arrivato un messaggio: appuntamento in questura per le impronte digitali. E dopo altri tre mesi, finalmente, il permesso era pronto.
Quando Maricel è tornata a casa con la tessera nuova, la signora Pia aveva preparato una torta. «Altri due anni insieme!» ha detto.