A gennaio a Milano faceva molto freddo e c'era sempre la nebbia. In ufficio, uno dopo l'altro, tutti i colleghi di Enrico si sono ammalati. Lui era sicuro di essere forte. «Io non mi ammalo mai», diceva.
Un giovedì sera, però, è tornato a casa con il naso chiuso e la gola irritata. Durante la notte ha starnutito tantissime volte e non ha dormito bene. La mattina dopo aveva il raffreddore e trentasette e otto di febbre.
Enrico ha scritto una mail al suo capo e ha deciso di lavorare da casa, ma dopo un'ora davanti al computer aveva mal di testa. Allora ha chiuso tutto ed è tornato a letto.
Sua moglie, Anna, gli ha preparato una spremuta d'arancia e un tè con miele e limone. Sua suocera, al telefono, gli ha consigliato i suoi rimedi della nonna: brodo di pollo caldo e un fazzoletto sul petto con l'olio di eucalipto. Enrico ha provato tutto.
È rimasto a casa tre giorni. Ha dormito molto, ha letto un giallo e ha guardato vecchi film. Il lunedì è tornato in ufficio guarito, ma da quel giorno non dice più: «Io non mi ammalo mai.»