All'angolo di via dei Tigli, in un quartiere residenziale di Modena, c'è una piccola casetta di legno dipinta di verde, appesa al muro di una villetta. Sull'anta di vetro c'è una scritta a mano: «Prendi un libro, lascia un libro.» È una casetta dei libri, e ha cambiato la vita del quartiere.
L'idea è di Franco, sessantatré anni, bibliotecario in pensione. Quando ha traslocato aveva centinaia di libri e poco spazio. Non voleva buttarli. Ha recuperato un vecchio mobiletto da un vicino, l'ha riparato, dipinto e ci ha messo un piccolo tetto contro la pioggia. Ha chiesto il permesso al Comune, che ha accettato con entusiasmo.
Il principio si basa sulla fiducia. Non ci sono iscrizioni né regole rigide. Chiunque può prendere un libro gratis, tenerlo, riportarlo o regalarlo a qualcun altro. Si possono anche lasciare libri già letti. All'inizio Franco temeva che i libri venissero rubati o che la casetta fosse danneggiata. «In realtà ci sono sempre più libri che all'inizio. La gente è generosa.»
A poco a poco la casetta è diventata un luogo d'incontro. Vicini che non si erano mai parlati si fermano, chiacchierano delle loro letture e si consigliano romanzi. Una maestra ci lascia albi illustrati e i bambini vengono a sceglierne uno all'uscita da scuola. Un ragazzo afghano che studia l'italiano ci ha trovato libri semplici per migliorare. Un'anziana signora lascia a volte dei bigliettini nei libri: «Questo romanzo mi ha fatto piangere. Spero che piaccia anche a te.»
Certo, a volte ci sono problemi. Qualcuno lascia vecchi elenchi telefonici, riviste rovinate o libri ammuffiti. Franco passa ogni mattina a fare un po' di ordine. Una volta la casetta è stata imbrattata con le bombolette, ma alcuni vicini l'hanno ridipinta il giorno stesso.
Oggi in città ci sono una ventina di casette dei libri, ispirate a quella di Franco. «Un libro che dorme su uno scaffale è un libro morto», dice sorridendo. «Qui viaggiano di mano in mano. E creano legami tra le persone.»