Per settant'anni Giuseppina ha avuto un segreto di cui si vergognava: non sapeva nuotare. Da bambina, in un paese dell'Appennino, non c'era la piscina e i genitori non avevano tempo di portarla al lago. Da adulta ha sempre trovato delle scuse. In spiaggia restava sull'asciugamano, con la scusa di guardare le borse. Quando i nipoti la invitavano in piscina, diceva che aveva freddo. «Mi vergognavo. E soprattutto avevo paura dell'acqua. Quando mettevo la testa sotto, andavo nel panico.»
Tutto è cambiato l'estate scorsa. La nipotina Emma, sette anni, è caduta nella vasca di un campeggio. Il papà l'ha tirata fuori subito, ma Giuseppina, che era sola lì vicino, non aveva potuto fare niente. «Ero paralizzata. Ho pensato: se fossi stata sola con lei, che cosa sarebbe successo?» Tornata a casa, a Reggio Emilia, ha cercato un corso per adulti.
La piscina comunale offre corsi speciali per adulti che hanno paura dell'acqua. Il gruppo di Giuseppina ha otto persone, tra i trenta e i settantacinque anni. L'istruttore, Karim, è molto paziente. Nelle prime lezioni non si nuota per niente. Prima si impara a prendere confidenza con l'acqua: camminare nella vasca piccola, fare le bolle, mettere il viso in acqua, galleggiare con la tavoletta. «La cosa più importante è il respiro. Quando respiri bene, non hai più paura», ripete Karim.
Il giorno in cui Giuseppina è riuscita a fare il morto a galla da sola, senza aiuto, ha pianto di gioia in acqua. Poi ha imparato i movimenti della rana: prima le braccia, poi le gambe, poi tutto insieme. Beveva, aveva il fiatone, le gambe non facevano quello che voleva. Ma non ha mai saltato una lezione.
Dopo otto mesi ha nuotato la sua prima vasca da venticinque metri senza fermarsi. Tutto il gruppo ha applaudito. Da allora va in piscina due volte alla settimana e adesso nuota cinquecento metri.
Quest'estate, per la prima volta nella sua vita, Giuseppina ha fatto il bagno al mare, in Puglia, con i nipoti. «Non è mai troppo tardi per vincere una paura. Io ho aspettato settant'anni. Non fate come me.»