Un anno fa la famiglia Ferraresi di Bologna ha preso una decisione che amici e parenti consideravano una follia: vendere l'unica macchina. «Ci chiedevano come avremmo fatto con due figli, la spesa e le vacanze», racconta Monica, quarantadue anni, insegnante di matematica. «Sinceramente, non lo sapevamo neanche noi.»
Tutto è cominciato con un conto. Il marito, Luca, aveva sommato le spese di un anno: assicurazione, bollo, benzina, parcheggio, manutenzione. Il totale superava i quattromila euro. «E la macchina restava ferma sotto casa venti ore al giorno», dice lui. «Era come pagare l'affitto di una stanza che non usavamo.»
I primi mesi non sono stati facili. La spesa grande, che prima facevano una volta alla settimana al supermercato in periferia, adesso la ordinano online e la fanno consegnare a casa. Per gli spostamenti in città usano le biciclette, anche quella con il carrellino per Giulio, il più piccolo. Per andare a trovare i nonni in Appennino prendono il treno e poi l'autobus, oppure noleggiano un'auto in car sharing per qualche ora.
Ci sono stati momenti difficili. A novembre, sotto la pioggia, Monica ha dovuto portare la figlia dal dentista in autobus, e il viaggio è durato quasi un'ora. «Quel giorno avrei ricomprato una macchina subito», ammette ridendo.
Ma il bilancio, dopo dodici mesi, è positivo. Hanno risparmiato quasi tremila euro, anche contando i biglietti e il noleggio. Luca ha perso cinque chili senza andare in palestra. E i figli sono diventati più autonomi: Sara, dodici anni, va a scuola da sola in bici.
«Non dico che tutti debbano vendere la macchina», conclude Monica. «In campagna sarebbe impossibile. Ma in una città come la nostra, con i servizi che ci sono, per noi è stata la scelta giusta.»