L'anno scorso Daniele ha trovato un lavoro come programmatore in un'azienda di Torino. Era un'ottima occasione, ma per lui significava lasciare Lecce, la sua famiglia e il mare.
A settembre ha messo tutte le sue cose in dodici scatoloni. Suo padre lo ha accompagnato in macchina: il viaggio è durato quasi undici ore. Quando sono arrivati, pioveva e faceva freddo. «Benvenuto al nord», ha detto suo padre ridendo.
Le prime settimane sono state difficili. Daniele non conosceva nessuno e l'appartamento in affitto era vuoto. Per una settimana ha dormito su un materasso per terra. Ogni sera telefonava a sua madre, che gli chiedeva sempre: «Mangi abbastanza?»
Piano piano, però, le cose sono cambiate. Ha comprato i mobili usati online e un collega gli ha prestato un furgone. Ha scoperto i portici del centro, i caffè storici e le colline intorno alla città.
A dicembre ha organizzato una cena per i colleghi e ha cucinato le orecchiette, come sua nonna. Tutti hanno fatto i complimenti. Quella sera Daniele ha capito che Torino cominciava a essere casa sua.